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Feudalesimo e Libertà
 
 
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Articoli filtrati per data: Febbraio 2013 - Feudalesimo e Libertà
Sabato, 02 Febbraio 2013 08:49

Ora e sempre incastellamento!

Un lieto destar, villici!

Hodie lo Consilio de Corte ha ritunuto d'uopo pugnar un'altra piaga dello europeo populo: la urbanizzatione sine controllo. 
Ispirandosi allo zelo democraticista di Aristotele et delli suoi eredi, li popolani d'oggi si son sentiti liberi de' espandere li confini dell'urbe, come se essa fosse cosa loro et non dello feudatario et dello Imperatore. 
Come abbiam già affermato in passato, l'avvento dello infido semovente habet esteso la capacità di movenza dello homo (sebbene ciò possa sembrar all'ingenuo cosa buona, nos non vediam nihilo de confortevole nello homo capace de raggiunger cum più agio li confini dello proprio declino).

Orbene, l'arrivo delli carri sine equino et la nea prospettiva di produtione de massa, han legittimato li malo goberni locali ad operar scempiatezze d'ogne sorta, come abbatter le mura et espandere oltremaniera li propri confini verso lo mondo esterno, ostile et sempre pronto a far bottino delli altrui averi.

Le urbe d'oggi sunt, indi, magni et sterminati crucevia di popoli, genti et merci da ogni dove. Pelle vie non si scorgon que ignosciuti, guitti et lestofanti. 
In esse lo homine est alienato, disorientato et solingo. La buttega, lo maniscalco et lo mercato, un tempo locus de ritrovo, contrattazione et convivialità sunt divenuti grigeii aedifici di celere et impersonale cumsumismo.

Coteste muderne Sodoma et Gomorra habet modificato financo lo proprio assetto et perduto la loro rassicurante funtionae difensiva:
- Non v'è controllo su chi entra et su chi esce dallo borgo, allo punto che li saracini nostri inimici posson anco risparmiar la costrutione de' arieti, scale et torri d'obsidio et entrar sine disturbo.
- Le istrade sunt ora rette et larghe allo punto de' consentir lo passaggio et lo libero scoccar de' XXX arcieri tartari affiancati.
- Le piazze sunt ora multe et in ogne dove, complicando la comune adunanza nelli casi de' periculo.

A cosa serbe godere della elettricità in omnia domus, quando lo ponte levatoio non existe? 
A cosa serbe habere milioni di abitanti si nessuno sabe pugnar cum picche et forconi quando li confini cittadini sunt minacciati?
Quando meno lo stolto homine se lo aspetterà, codeste quistioni busseranno alla lignea porta cittadina (ah già, quale porta?) lasciando li suoi increduli abitanti sine sperenza di veder sorger lo sole il die seguente.

Noi ci opponiamo al decentramento dell'urbe in svariati nuclei autogestiti. Lo potere dello borgo est solamente cosa dello feudatario, saggiamente consiliato dallo borgomastro.
Noi ci opponiamoe allo sovraffollamento, cagione di carestie et pestilentie: sia l'urbe allo maximo de XL milia villici populata.
Noi ci opponiamo allo sregolato accesso alle strade dell'urbe d'ogne sorta de omine, mulier, predone, zotico o untore.

Feudalesimo e Libertà propone l'urbe monocentrica, incastellata et cum definiti cumfini, sotto lo diretto controllo dello feudatario che ne determina assetti et decreti aedificatori sine coinvolger, se ritiene opportuno, lo parare della plebaglia.

Feudalesimo e Libertà propone, contro la zonizzazione et la creatione de' insicuri quartieri-dormitorio, la convivenza delli usi commerciali et residentiali, ripristinando la magione tipo cum bottega allo pian terreno et dimora alli livelli superiori. 

Feudalesimo e Libertà propone la riedificatione della cinta muraria, lo scavo del fossato et l'eretione di torri et barbacani nella quantità necessaria.

Feudalesimo e Libertà propone il ridisegno delle vie, conferendo loro sinuosa forma, onde non dar libera corsa ai dardi et riducendo la di loro larghezza, onde eriger, all'occorrenza, salde barricate.

Feudalesimo e Libertà propone lo stretto controllo delli accessi et delle uscite alle porte dello borgo et la chiusura delle stesso dopo il calar del sole. Li intrusi trovati pelle vie saran tosto gettati dalle mura.

Feudalesimo e Libertà propone ch'ogne urbe si doti de' una militia cittadina, pronta a reagire alli mali dello mundo esterno et per unirsi, all'occorrentia, alle armate imperiali pello proximo sacco de Roma.

Cotesta est la parola dello Imperatore.

Cotesta est la parola di Feudalesimo e Libertà.

Ordunque, messeri et madonne, il 24 de cotesto mese, votate et imponete allo proximo di votar Feudalesimo e Libertà!

Pubblicato in Politica
Venerdì, 01 Febbraio 2013 08:44

Vota NO alli moderni mecenati!

Iam habemus favellato di come l'ars moderna sia terra fertile per lo Dimonio, priva sia di quelle rappresentationi quae dimonstrino la Fede dello homo, sia di quelle che glorificano lo Imperatore et la nobiltade.
Homo attento pioque subito sente odor sulfureo attorno a coloro quae vengono appellati "artis critici", veri e propri emissari luciferini quae dietro abiti costosi et profumati nascondono una coda appuntita.
Primo tra questi est Andrea Diprede, la cui celebritade est dovuta alle sue sceneggiate visionabili su "TuTubo", nelle quali presenta o le squallide oprae di homini cum poco grano salis, quale il defunto Paniccius dalle lente moventie, o le diaboliche attività di sordide meretrici, pronte a indurre in tentatione lo homo quae le guarda, favellando de alienici rapimenti et sadomasochistici argumenti. Pè non parlare de lo costo esorbitante che lo Diprede attribuisce a isti "merdufacti"!

Et como non citare lo famoso Vittorius Sgarbo, quae, non pago di aver fracassato le gonadi dando dell'ovino a destra et a manca, dopo una lunga carriera de pusillanimeria tra teatro et Telavisiva, habet pure deciso di prendere l'istrada della politica, in modo da utilizzare li pubblici fiorini per riempire lo mondo di tele scultureque luciferinae, seletionate accuratamente cum lo suo pessimo gusto.

Habemus infine Messer Alessandro Orlando, che dal suo "Telemercato" cerca di riempire le case de li humili contadini cum opere forgiate da Mefistofele in persona. Isto losco figuro, urla et grida como un ossesso, alla guisa dello daemonico posseduto, cercando cum la sua voce sirenica, de ammaliar et sedurre le animae piae pè aprir loro borsello et chiamar allo satanico numero supraimpressione.

Cosa direbbe lo mecenate et capitan de ventura Federico da Montefeltro nel vedere codesto scempio et ista corruptione, lo quale nella sua magna vita oltre ad essere homo d'arme, fuit mecenate et sostenitore de la cultura et dell'arte in molti loci como Urbino, Gubbio et la stessa Montefeltro?

Pubblicato in Costume e Società

Lo mundo intiero in magno periculo est, sodali!


Già nello Tomo apocalittico di Giovanni venne profetizzato lo suo arrivo, al pari dell'altre immonde criature.

Como Juanni, anco nos abbiam ricevuto la rivelatione, anco se non da Dio, ma dallo nostro savio Imperatore. 
Rapiti in estasi, udimmo dietro nobis una potente voce, come di tromba, che dicea:

"Quello che udite, scribetelo e mandatelo alli VII principi elettori dello Impero:
Da uno circolo de XII stelle nello firmamento jungerà lo temibile Marius Draconis. La sua coda, lunga fino allo suolo, trascinerà giù un terzo delli europei populi nello baratro della insolventia dello debito.
Scoppierà dunque la guerra in cielo. L'arcangelo Michele, colli suoi angeli pugnerà contra Marius; Marius, colli suoi commissari UE, pugnerà l'arcangelo Michele. 
Egli non prevarrà e niuno spazio sarà concesso alli suoi commissari nello cielo.
Lo grande Marius, lo antico rettile, colui che chiamate praesidente della BCE che seduce i popoli della Terra, sarà scagliato sulla Terra colli suoi commissari.
Allora udirete la voce dell'Imperatore che dirà vobis: 
Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, poiché è stato precipitato l'accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte.".

E così, cari sodali, lo caduto demone ora dimora nello nostro Impero; egli alberga in sfarzosi palazzi ed è omaggiato dalli corrotti gobernanti ch'ormai arrossiti han li ginocchi pello magno prostrarsi dinanzi allo suo malvagio trono fatto di superbia, cupidigia e avarizia. 

Dalla sua reggia a Franco Fortum (autentica beffa pello imperial potere), egli allunga li suoi lunghi artigli verso i borselli delli homini, squarciandoli et, colla complicità delli suoi servi, zaraffando lo sempre più esiguo contenuto.
Lo dinaro, luccicante et corruttore di animae, est lo suo cibo. 
La povertà, dilagante et contagiosa est lo suo sanguine.
Egli non avrà pace finché non sarà eradicato lo ultimo baglior di laetitia dall'ultimo homo; solo allora, la sua infausta opera sarà compiuta.

Est dunque dovere d'ogne cavalier porre mano allo proprio stocco, est dunque dover d'ogne villico affilar lo proprio forcone. 
Uniti marciate alla volta della reggia di Marius Draconis et delli suoi tirapiedi et calate sulli lor dimoniaci corpi la justitia di Dio et dello Imperatore!
Pubblicato in Politica